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Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada
LA CASTA DEL VINO
111 informazioni utili per non farsi imbottigliare


COLLANA: Eretica
GENERE:
pp. 200
Anno: 2011
PREZZO: 11,05 euro
(15% di sconto sul prezzo di copertina: 13,00 euro)
ISBN: 978-88-6222-185-6




Domenica 13 settembre 2015 - Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada al Festivaletteratura di Mantova. Il video del loro intervento al link seguente:
www.youtube.com/watch?v=zYcWGsljvq8&sns=em
 
   
 

Franco Bergoglio
I GIORNI DELLA MUSICA E DELLE ROSE
  Luca Moccafighe
NELLA CURVA DELL'ESSERE
  Antoine de Saint-Exupéry
SPAGNA INSANGUINATA

In Italia le vendite di vino sono calate del 70 per cento negli ultimi 40 anni. Gli italiani ci hanno guadagnato in qualità e durata della vita, in salute e in sicurezza, anche se molto resta da fare. Alcuni ci hanno perso in soldi: viticoltori, aziende vinicole piccole e grandi, distributori, venditori, gestori di locali e discoteche. Per questo è in atto una sistematica controffensiva di promozione al bere da parte di una casta potentissima, protetta da politici e alleata a divulgatori (pseudo)scientifici.
Queste 111 notizie svelano le strategie di inganno utilizzate dalla casta del vino e delle altre bevande alcoliche, in azioni tanto disperate quanto prive di scrupoli. Pur di tornare a vendere come un tempo coinvolgono mamme in gestazione, neonati, bambini all’asilo e anziani, utilizzando personaggi dello spettacolo, anchormen, esperti, governatori, ministri o ex-ministri, ultraottantenni presidenti della Repubblica e persino il Buon Gesù.

APPROFONDIMENTI

www.lettera43.it/cultura/28329/la-repubblica-delle-caste.htm

Radio Capodistria
tvslo.si/predvajaj/la-biblioteca-di-babele/last.radio.la_biblioteca_di_babele/

www.viten.net/recensioni/la-casta-del-vino/from_page:1




 

I COMMENTI DEI LETTORI
  21/10/2011
commento
testo offensivo e denigratore. A chi giova la disinformazione? Un modo come un altro per mettersi qualche soldo in tasca e poi parlate di casta come qualcuno che si approfitta di altri e voi fate lo stesso. Vergogna


enoz
 
     
  31/10/2011
caro Enoz, lo ha letto il libro?
Libertà di opinione, per carità. Ma fino ad ora, con una sola eccezione, le poche critiche negative al nostro testo ci sono arrivate da persone che non lo avevano prima letto.
Chiedo al signor "Enoz" di indicare UNA considerazione offensiva o denigratoria contenuta nel nostro libro, e a che pagina. Così magari usciamo dal generico e discutiamo sul merito di quello che abbiamo scritto.
Grazie.
Alessandro Sbarbada


alexsbar
 
     
  16/11/2011
io il libro l'ho letto
in realta non c'è capitolo o pagina dove non ci sinao nitizie fuorvianti. Citiamo le prime: pag. 6 "le bevande alcoliche sono la prima causa di morte per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni. Ed è provato (non si sa bene da chi e come, in quanto affermazione del tuttto falsa) che la bevanda alcolica per eccellenza consumata in Italia è per l'appunto il vino (affermazione fuorviante visto che prima ci si riferiva ad una fasci di età e ora ad una nazione, falsa percheè in quella fascia di età il vino è la quarta bevanda consumata dopo shot, birra, superalcol e poi vino) e poi si contua con toni apocalittici " per cui in gran parte ad esso (il vino?) vanno attribuite tra le 21 e le 25 mila morti ogni anno". Salto solo per accellerare i tempi tralasciando altre perle di qualunquinsmo a pag. 12 cap. 8 Happy Hours Drig, qui un solo commento che c'entra il vino? stessa a cosa a pag.14 cap. Mi Sparo o pag.15 cap. Dalla merendina all shottino. Insomma per farla breve anche io penso che si voglia usare in maniera strumentale il termine vino solo per attrarre potenziali acquirenti del testo quando invece sarebbero necesssarie campagne informative ed educastive e non fuorvianti.
cin cin


Vinacciolo
 
     
  17/11/2011
in risposta a "Vinacciolo"
Che le bevande alcoliche siano la prima causa di mortalità tra i giovani europei tra i 15 e 29 anni è un dato ripetutamente denunciato da documenti ufficiali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Che la bevanda alcolica per eccellenza consumata in Italia sia il vino è affermazione verissima e facilmente riscontrabile dai dati sui consumi e sul commercio.
E' vero piuttosto che il vino non è l'alcolico preferito dalle giovani generazioni, nonostante in Italia si investa denaro pubblico per spingere i ragazzi a berlo.
Ma è vero anche che i problemi alcolcorrelati non sono un'esclusiva dei giovani: noi ci occupiamo anche dei loro genitori e nonni (e figli).
Nei nostri libri trattiamo di tutte le bevande alcoliche, e non solo del vino.
La scelta di mettere "vino" nel titolo, e non ad esempio "alcol", è legata alla volontà di contrastare il paradosso tutto italico di voler combattere l'alcol promuovendone il mezzo di assunzione, ovvero le bevande alcoliche. Perché - in realtà - nessuno beve l'alcol.
Dati ufficiali del Ministero della Salute dimostrano che il 57 per cento delle persone in trattamento nel nostro paese per problemi alcolcorrelati consuma prevalentemente quando non esclusivamente vino.
Il vino è - ripeto - la bevanda alcolica più bevuta in Italia.
Non volendo parlare di generico "alcol" la nostra attenzione non poteva che accentrarsi sul vino.
Ma come lei ha ben visto, nei nostri libri ci occupiamo anche degli altri alcolici.


alexsbar
 
     
  10/05/2013
La sottile distinzione tra cantare fuori del coro e autocompiacersi nel farlo...
Ho la fortuna di essere un grande appassionato di vini, di conoscere personalmente molti personaggi del mondo del vino, tra cui diversi 'stakeholders', come direbbero gli autori, senza però esserlo, ovvero senza avere alcun interesse commerciale di alcun tipo inerente al vino (sono ingegnere elettronico e sono responsabile del software gestionale di un tour operator, per capirci!). Ho letto con attenzione il testo quest'estate, e sono d'accordo sul presupposto, ovvero sulla confutazione dell'assunto markettaro 'Il vino fa bene', che è bene chiarire subito per sgombrare il campo da equivoci, molto meno sulle motivazioni addotte e, in alcuni casi, su quella che rischia di diventare, e in diversi tratti del libro diventa, una sorta di demonizzazione del vino.
Ricordo agli autori che non solo nella società odierna ma nella storia dell'umanità è fondamentale considerare l'incidenza relativa dei fattori negativi di un fenomeno a fronte di quelli positivi, se così non facessimo non dovremmo più prendere macchine, treni, aerei, non dovremmo più bere l'acqua dai rubinetti piuttosto che dalle bottiglie di plastica, non dovremmo mettere i pannolini ai nostri bambini, ecc.
Lo stesso vale, a mio modesto avviso, per il vino.
Consiglio vivamente agli autori di leggere il seguente articolo, che a mio parere chiarisce bene quello che intendo:

http://www.porthos.it/index.php/rubriche-mainmenu-401/storie/769-dialogo-atto-secondo?limitstart=0


drazen
 
     
  16/05/2013
l'autocompiacimento di trovare lettori intelligenti e liberi di sviluppare idee differenti dalle mie
In "Vino e bufale" e "La casta del vino" abbiamo scritto pochissime opinioni e moltissime informazioni. Le considerazioni di Drazen e l'ottimo articolo di Porthos che ci ha consigliato hanno un metodo analogo:
1. non do per scontato di possedere tutta la verità - 2. mi apro con curiosità e interesse alla conoscenza di nuove informazioni - 3. elaboro le nuove informazioni sulla base della mia esperienza e del mio modo di vedere - 4. sulla base di tutto questo esprimo il mio punto di vista, a ragion veduta.
Io penso che questo sia l'atteggiamento ideale che un lettore può avere nei confronti dei nostri libri.
Il fatto di arrivare poi a conclusioni differenti dalle mie, francamente, è un dettaglio di poco conto. Anzi, è una ricchezza: si chiama libertà di pensiero.
Io e Baraldi mettiamo a disposizione del lettore moltissime informazioni, documentate, con l'auspicio di stimolare una riflessione più informata. Drazen è il nostro lettore ideale.
Alessandro Sbarbada


alexsbar
 
     
  25/08/2013
autocompiaciuto della critica di drazen
Le critiche come quelle di drazen, gli articoli come quello di Porthos che drazen ci ha cortesemente segnalato, sono boccate d'aria fresca per me, abituato a sentir attaccare il nostro lavoro, con le motivazioni più fantasiose, da chi i libri sì e no li ha sfogliati. Il nostro obiettivo - nello scrivere "Vino e bufale" e "La casta del vino" - era quello di smontare la disinformazione imperante su vino e salute, fornire sulla materia al lettore una documentazione scientifica autorevole e scevra da interessi economici, favorire uno spirito critico, così da rendere le scelte sul bere - quali che siano - più informate, quindi più consapevoli, quindi più libere. Grazie dunque a drozen per il suo contributo.
Alessandro Sbarbada


alexsbar
 
     

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